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PIEVE EMANUELE

Autogrill di Pieve, una chiusura che si poteva evitare

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Quella del deposito Autogrill di Pieve Emanuele è sembrata un telenovela senza lieto fine e con troppe puntate, dove il colosso della ristorazione è stao in realtà solo parzialmente coinvolto; i soggetti imprenditoriali responsabili della serrata fanno capo alle diverse società di gestione del magazzino di via Berlinguer, che hanno progressivamente rinunciato all’appalto non riuscendo a conciliare la logistica organizzativa con le richieste dei lavoratori. Le sigle sono più di una e vanno dal Consorzio Cisa del Gruppo Gavio alla cooperativa Clo alla Si.l.o., concorrenti ma legate dal comun denominatore di ritenere la situazione ingestibile; le razionalizzazioni dei costi di magazzino era stata richiesta da Autogrill a fronte di una riduzione dei volumi di vendita del 10% per effetto della crisi economica, ma nell’estate scorsa dichiarazioni stampa del responsabile della Clo Emiliano Bonomi sottolineavano come questo fosse solo un aspetto del problema. La Clo gestisce un deposito Coop a trenta metri dal magazzino Autogrill e il deposito Billa a Lacchiarella, e intendeva creare sinergie tra queste diverse realtà per ottimizzarle, ma le organizzazioni sindacali hanno ritenuto questa strategia un attacco ai diritti acquisiti dei lavoratori e solo un dipendente su 97 si era detto disponibile a trattare una nuova organizzazione del lavoro. Poi il braccio di ferro tra le parti ha provocato ripetuti blocchi dell’attività, occupazione dei magazzini e forme di protesta insolite come la pretesa del pagamento anticipato della quattordicesima per riprendere il lavoro, e le incomprensioni con il direttore del personale di Clo hanno in seguito pregiudicato una trattativa già di per sé difficile. Anche politici di diverso colore e schieramento si erano interessati alla vertenza, a partire dal consigliere provinciale di Italia dei Valori Luca Gandolfi. E oltre al già citato intervento del sindaco di Pieve Emanuele Paolo Festa il caso Autogrill era arrivato fino in Regione con una interrogazione del leghista Cecchetti, dell’esponente del Pd Borghetti e del consigliere Tizzoni della lista Maroni Presidente: ma la chiusura del magazzino non è stata evitata.

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Autore:ces

Pubblicato il: 24 Gennaio 2014

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