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CORSICO

Poche parole dal cuore: “Caro Fulvio…”

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Era 366 giorni fa, ci si risvegliava da una notte agitata, con un briciolo di ore di sonno alle spalle, sperando fosse solo tutto un brutto incubo. Purtroppo non lo era. Un anno fa, il 23 gennaio 2013, Fulvio Scova ci lasciava. Lo faceva in modo inaspettato, assurdo, inspiegabile: in un solo pomeriggio, senza preavviso, dopo aver scritto l’ultimo editoriale e chiuso fino all’ultima pagina del nostro giornale. Giornale che per forza di cose avremmo stravolto nel corso della notte per salutare nel migliore dei modi il nostro Fulvio. L’eco di quei giorni è ancora vivido nella nostra mente, ma soprattutto nei nostri cuori, e lo è stato per tutti questi 45 numeri chiusi senza più lui alla direzioneScrivere di queste cose, per una redazione, è quanto di più complesso possa esserci. È impossibile esprimere tutto quello che si ha “dentro”, è difficilissimo trasmetterlo a chi legge, è complicato dare un filo logico nello spiegare un qualcosa che di logico ne ha avuto ben poco.La Redazione di SIoNO è, per forza di cose, cambiata, con la tua partenza, Fulvio. È cambiata sin dalla sera stessa di quel maledetto 23 gennaio, quando ha lavorato fino a notte fonda per cambiare la prima pagina dell’ennesimo numero che tu avevi chiuso prima di lasciarla.Senza di te la Redazione di SIoNO ha perso di qualità, di pragmatismo e di conoscenza. Manca il punto di vista nitido di un attento osservatore della politica locale, manca la penna affilata ma mai irrispettosa, pungente ma mai sopra le righe, tagliente ma mai priva di lucidità. Al tempo stesso, per molti di noi la tua “partenza” si è tradotta in un mettere in campo, anche se forzatamente, tutto quel che ci hai regalato, in termini di esperienza e professionalità. Nel momento in cui ti diciamo tutto questo, nel momento stesso in cui i tasti stanno battendo sulla tastiera, la sensazione è di apparire scontati, superficiali, come se stessimo seguendo un “clichè”. Ma così non è, e non vuole esserlo.Ci abbiamo pensato tanto, prima di buttare giù queste righe. Nonostante i mille aneddoti su di te, non sapevamo come tributarti, non avevamo la minima idea di come valorizzare il lavoro che sempre hai fatto, senza mai essere assente. Regalarci questa canzone in compagnia è forse il modo per sentirti ancora qui con noi.
“All’ombra dell’ultimo sole, si era assopito un pescatore e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso…”
Ci manchi, ci manchi immensamente.

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Autore:ces

Pubblicato il: 24 Gennaio 2014

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