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CESANO BOSCONE

Un caffé con…Carlo Rognone del Partito Democratico Un’occasione per parlare del ruolo della politica, sempre meno capace di esprimere giudizi sulla vita della città 

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19 gennaio. Il centro si ravviva per le prime ore mattutine della domenica, nonostante la pioggia. In un bar affollato, il nostro Direttore incontra Carlo Rognone , segretario del Pd locale. L’occasione sono le primarie di Cesano Boscone ma in realtà è l’occasione per parlare del ruolo dei partiti, sempre meno affollati e sempre meno “ambiti sociali”, capaci di esprimere posizioni e giudizi sulla vita della città: le sezioni, un tempo vero motore aggregante e cuore della questione ideale. Oggi non è più così, e se poi il partito è partito di governo, il più delle volte sparisce pubblicamente. Questo sembra sia accaduto con Vincenzo D’avanzo a Cesano Boscone. Cosa ne dice il Segretario Rognone? Sicuramente il Pd di Cesano si è fatto un po’ sottomettere dalle divisioni, non c’è dubbio. Noi cerchiamo però di essere attivi sul territorio e di affrontare le questioni legate alle problematiche con un’attività di tipo complementare rispetto alla giunta. Non mi sembra però, o mi sarà sfuggito, che il partito in questi anni di gestione amministrativa abbia in qualche modo intrapreso particolari iniziative a favore della città… Si può sempre far meglio, è vero. Però, laddove si riesce ad occuparsene, il partito lo fa e come interfaccia ci sono ancora persone del Pd per quanto ci riguarda. A Cesano si è pronti a votare chi rappresenterà il partito alle prossime elezioni (il candidato sindaco del PD): tutti i residenti possono votare e non solo gli iscritti, non le sembra pericoloso questo criterio? Potrebbe essere che interessi partiti o liste come Forza Italia, Rifondazione Comunista o altri ancora, potrebbero andare a votare per indirizzare la scelta del candidato sindaco di un altro partito? Innanzitutto, il Pd fa da garante perché questo non accada e perché vi sia concorrenza leale tra i candidati. Ipoteticamente può concretizzarsi ciò che dice, è vero, però non pensiamo sia questo il primo effetto. Crediamo che aprendole a tutti i cittadini, l’intera area di sinistra e di centro possa esprimersi più liberamente. Nelle due campagne elettorali per queste primarie si è spesso sentito parlare di discontinuità: mi chiedo però, di che tipo? La volontà di modificare rotta c’è, nel senso che si deve sempre guardare avanti. Certo è che, parlandoci molto chiaramente, l’85% dell’Amministrazione è rappresentato dal mantenimento dei servizi standard, solo il 15% dal vero cambiamento. Certo sarà sempre così se non si ricercano nuove forme di governance e si continuerà ad usare gli attori sociali, invece che renderli protagonisti. In ogni caso è l’85% che deve essere cambiato e non è questione di soldi ma di mentalità. Se si provasse a rendere veri protagonisti gli “attori sociali” del territorio in un processo di vera sussidiarietà? Il nostro progetto è di cercare il massimo coinvolgimento di tutte le anime e le persone disposte a farlo, però devono dimostrare di meritarselo. Un processo come quello della sussidiarietà si basa più sulla persona che sulla scelta tecnica. Torniamo ai due candidati: chi sono e che “atteggiamento” hanno? Entrambi hanno un approccio analitico ai problemi. Ecco, Giovanni Bianco forse è più aderente ai vincoli d’azione di governo, essendo stato dieci anni in Giunta a vario titolo. Invece Simone Negri , con l’esperienza pregevole da capogruppo si è più fatto portatore di progettualità nuove, la cui fattibilità dovrà essere verificata. E lei, Segretario, per chi “tifa”? Sappiamo che Negri non l’ha appoggiata nella sua corsa alla Segreteria… Non è certo una questione di tifo, bensì di valutazione di tipo prospettico. Per quanto mi riguarda, il mio obiettivo è quello di garantire fino al giorno del voto una corretta concorrenza tra le due parti e di rappresentare entrambi in quanto membri attivi del nostro partito.

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Autore:ces

Pubblicato il: 24 Gennaio 2014

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